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Archive for the ‘ex mostre’ Category

OTTO HOFMANN

Otto Hofmann la poetica del BAUHAUS
Genova, Palazzo Ducale 16 ottobre 2009 – 14 febbraio 2010
Genova ricorda i 90 anni dalla nascita del Bauhaus con la più ampia retrospettiva mai realizzata su Otto Hofmann (1907-1996), artista tedesco tra i più interessanti del gruppo che condivise quell’esperienza nella celebre scuola a Dessau.

L’iniziativa, oltre a essere un diretto riconoscimento alla memoria di Otto Hofmann (1907-1996) – di cui è ricorso nel 2007 il centenario della nascita – rappresenta l’occasione per approfondire gli aspetti poetici dell’arte astratta nel XX secolo, attraverso l’opera di un artista che ben rappresenta quelle caratteristiche di interdisciplinarietà che hanno segnato le avanguardie europee del secolo scorso.

L’esposizione, ideata e curata da Giovanni Battista Martini, promossa da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura in collaborazione con Goethe Institut Genua, con il sostegno della Compagnia di San Paolo,  prevede una esaustiva lettura dell’opera dell’artista e del suo percorso storico e creativo dagli anni 20 agli anni 90.

Le prime opere documentano il periodo della permanenza al Bauhaus di Dessau (1927-1930), nel cui edificio tenne la prima mostra personale, ai primi anni 30, e l’attività svolta in Germania, dove gli vennero dedicate importanti esposizioni pubbliche, prima che la ferrea censura Nazista gli notificasse il divieto di dipingere e che i suoi quadri, precedentemente acquistati da diversi musei tedeschi, venissero confiscati come Arte Degenerata.
Il periodo trascorso al Fronte e in prigionia in Russia (1940-1946) è documentato da una serie di preziosi acquarelli di intensa e struggente bellezza eseguiti sulle lettere inviate alla moglie e agli amici artisti, testimonianza della sua intima estraneità alla guerra e dell’orrore provato durante il conflitto.
Seguono le opere che vanno dall’immediato dopoguerra, realizzate al suo ritorno dalla Russia in Turingia, in un clima di sofferenza a causa delle crescenti divergenze di ordine politico con la nuova classe dirigente comunista, a quelle realizzate nel 1950/1951 appena arrivato a Berlino Ovest dopo aver lasciato precipitosamente la Germania Orientale, abbandonandovi ogni avere e la quasi totalità delle opere.

Il percorso della mostra continua attraverso dipinti, disegni e oggetti, a testimoniare i vari spostamenti dell’artista tra Berlino, Parigi e il Canton Ticino, documentando anche la sua attività nel campo del design (porcellane e ceramiche realizzate per le manifatture Hutschenreuther e Rosenthal), della grafica (xilografie e litografie realizzate negli anni 40), fino all’ultimo ventennio vissuto in Italia, a Pompeiana, piccolo comune della Riviera Ligure dove si era stabilito, come tanti altri prima di lui, basti pensare al soggiorno di Monet a Bordighera, attratto dalla luce e dalla bellezza del paesaggio.

Per una maggiore comprensione della complessità didattica del Bauhaus, la mostra è supportata da una rassegna fotografica con 50 fotografie originali di molti artisti Bauhaus (Moholy-Nagy, Lucia Moholy, Florence Henri, Walter Peterhans, Lux Feininger, Piet Zwart, Franz Roh, Greta Stern… e naturalmente Hofmann). Questo ulteriore contributo mette in luce come tra le due Guerre sia nata in Europa e in particolare in Germania l’esigenza di definire la fotografia come un elemento autonomo, sia come fatto espressivo rispetto alla pittura, sia rispetto a un uso descrittivo e documentaristico del mezzo fotografico.
Gli artisti del Bauhaus svolgono un’intensa sperimentazione in questo settore e Laszlo Moholy-Nagy è il precursore e la figura chiave di questa nuova ricerca. Essi elaborano l’immagine fotografica creando prospettive inusuali, tagli insoliti e con riprese estremamente ravvicinate ci restituiscono un’interpretazione del mondo circostante, della vita quotidiana, che determina l’affermarsi di nuovi codici formali nell’ambito dei linguaggi artistici. Anche Hofmann aderisce a questa sperimentazione, ottenendo risultati importanti, come testimoniano alcune sue foto esposte.

La mostra è divisa sostanzialmente in cinque sezioni ed è composta da circa quattrocento opere tra dipinti, disegni, fotografie, ceramiche, oggetti, lettere e documenti  provenienti da diversi Musei europei, da collezioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, e dallo studio dell’Artista.
Alcuni di questi lavori erano andati dispersi a causa della vicenda personale di Hofmann e degli avvenimenti politici nella Germania del dopoguerra e vengono riuniti per la prima volta dopo il loro ritrovamento, avvenuto in tempi recenti, a seguito della caduta del Muro. Tra i documenti esposti sono da segnalare i quaderni di studio illustrati dall’Artista durante le lezioni di Klee e Kandinskij, tenute al Bauhaus dal 1928 al 1930, e alcune pubblicazioni d’epoca che contestualizzano l’opera di Otto Hofmann nel suo tempo.

Nel corso di questi ultimi anni, anche a seguito del sempre maggiore interesse della critica e del pubblico internazionale per l’esperienza del Bauhaus e per i suoi esponenti, sono state dedicate ad Otto Hofmann numerose mostre personali in diversi Paesi europei, che consentono una migliore e più approfondita lettura del suo ruolo e del suo linguaggio così emblematico di una ben determinata poetica dell’astrazione.

La mostra è stata presentata con una selezione di 80 opere nel 2007 a Jena presso il Kunstsammlung und Galerie im Stadtmuseum / Städtische Museen, e nel 2008 a Dessau nelle case dei maestri Klee e Kandinskij progettate da Gropius.

Informazioni

Palazzo Ducale, Appartamento del Doge Piazza Matteotti 9 | 16123 Genova
come arrivare

Orario

dal 16.10.2009 al 14.02.2010
da martedi a domenica 9-19 | lunedì chiuso
la biglietteria chiude alle 18.00

Prezzo del biglietto

intero 8 euro | ridotto 6 euro | scuole 3 euro
Il mercoledì ingresso a prezzo speciale 3 euro

Prenota on line

Vivaticket

Informazioni

Tel. 010.5574065
biglietteria@palazzoducale.genova.it
www.palazzoducale.genova.it

Riduzioni – 3 euro

per gli studenti under 26
per tutti i visitatori del mercoledì

Visite guidate Gruppi

su prenotazione
Tariffe
per gruppi adulti: 88 euro
per gruppi scuole: 67 euro
Tel. 010.5574065
biglietteria@palazzoducale.genova.it

Visite guidate Individuali

domenica ore 15.30 – 10 euro

Scarica il depliant della mostra in pdf (1.50 MB)

website Otto Hofman Bauhaus

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CALDER

Palazzo delle Esposizioni Via Nazionale, 194
Roma 3 ottobre 2009 – 14 febbraio 2010

Alexander Calder (1898-1976), uno degli artisti più affermati e amati al mondo, ha rivoluzionato la storia dell’arte attraverso l’utilizzo di materiali non convenzionali e reinterpretando completamente il concetto di spazio. Calder è famoso per le sue sculture in movimento, i mobile, ma il suo spirito innovativo e la sua forte visione creativa vanno al di là di qualsiasi definizione di genere.
Nel 1933, Calder afferma: «Perché non rappresentare le forme in movimento? Non un semplice movimento di traslazione o rotativo, ma una composizione di diversi moti di vario tipo, velocità e ampiezza. Così come si possono comporre colori o forme, così si può comporre il movimento».
Utilizzando la bellezza ideale delle forme astratte integrate con le proprietà di gravità, equilibrio e spazio negativo, le sculture di Calder hanno la facoltà di creare una nuova esperienza dell’oggetto e dell’ambiente. La mostra a Palazzo delle Esposizioni è un invito a partecipare a questa esperienza unica, a immergersi all’interno dello spazio e dell’energia create dal genio americano.
Calder è cresciuto in una famiglia di artisti: suo padre e suo nonno erano entrambi scultori di successo, mentre sua madre era pittrice. Nonostante il suo precoce talento artistico, Calder studia e svolge il mestiere di ingegnere prima di decidere che il suo lavoro, come egli stesso sostiene, non gli «permette di giocare abbastanza con l’ingenuità». Nel 1923, quindi, si stabilisce a New York e inizia a studiare disegno e pittura presso l’Art Students League.
Nell’estate del 1926, Calder si trasferisce a Parigi, il centro del mondo dell’arte e sede di una vivace comunità di artisti d’avanguardia, come Duchamp, Léger, Mirò e Mondrian. Poco dopo il suo arrivo, Calder si dedica alle sculture con il fil di ferro, una forma radicalmente nuova di arte attraverso un materiale da lui utilizzato fin dall’infanzia dove il volume è suggerito dalle linee espressive. I suoi esperimenti con le forme e l’azione, spesso hanno la forma di animali e di personaggi del circo, oppure sono ritratti di amici o figure della cultura popolare. In particolare, Calder ha ripreso la tradizione scultorea di suo padre rappresentando scene mitologiche, come in Hercules and Lion e Romulus and Remus, entrambi del 1928 ed esposte a Roma per la prima volta.
Nel 1930 Calder aderisce alla pittura astratta dipingendo una piccola serie di quadri, cinque dei quali presenti in mostra. Ma, come afferma l’artista, «il fil di ferro, o qualcosa da torcere, o rompere, o piegare, è il mezzo più facile per esprimermi». Poco dopo, Calder inizia a realizzare le prime sculture astratte in fil di ferro. Alcune di queste opere, come ad esempio Object with Red Ball del 1931, mostrano un approccio radicale alla solidità e allo spazio attraverso le variazioni della forma sferica. Ma ancora più estremo in Calder è il concetto che è lo spettatore stesso a determinare la composizione finale dell’opera d’arte.
Intrigato dall’idea di forme astratte in grado di occupare diverse posizioni nello spazio, Calder inizia a utilizzare motori e manovelle per creare opere in grado di svolgere due o tre movimenti ciclici. Descrivendo una delle sue prime sculture in movimento, è Marcel Duchamp che suggerisce a Calder di chiamare i suoi nuovi oggetti mobile. Dopo aver visto le sculture in movimento, invece, è Jean Arp, ironicamente, che suggerisce di usare stabile per le opere statiche.
In seguito Calder inizia a progettare mobile da appendere al soffitto, a partire dalla scultura rivoluzionaria Small Sphere and Heavy Sphere del 1932. Questo mobile, capolavoro raramente esposto in mostre e presente a Palazzo delle Esposizioni, che può essere considerato come scultura, performance art, oppure come un atto lungimirante di riciclaggio creativo, contiene tutte le idee di Calder sul movimento, sul punto di vista, sulla composizione variabile e sul caso.
Verso la fine degli anni Trenta, Calder affronta la formalità frontale della pittura, ma sempre utilizzando tre dimensioni e attraverso l’introduzione del movimento. In queste opere, come White panel (1936), esposto in mostra per la prima volta insieme a Red Panel (c. 1938), ottiene una più profonda esperienza della peculiare natura cangiante di queste opere dove è difficile tracciare la linea di confine tra pittura e scultura, tra due e tre dimensioni. Calder utilizza questo tipo di composizione di più elementi, sfondo statico e scultura, per creare una performance dove il dipinto si fonde con gli oggetti astratti in movimento.
Tra i più riconoscibili capolavori dell’artista ci sono le sue sculture monumentali installate nei parchi pubblici o nelle piazze di tutto il mondo. Il suo monumentale Teodelapio (1962), è diventato uno dei simboli di Spoleto, la città per la quale è stato creato. Pittsburgh (1958), che prende il nome dalla città della Pennsylvania, ed eccezionalmente presente in mostra, è normalmente appeso in aeroporto, dove ruota dolcemente sopra le teste dei viaggiatori di passaggio. Quando un ospite di Calder osservando le sue grandi creazioni disseminate intorno alla sua casa francese disse. «Sembra un rudere romano», egli rispose «non ancora».
La produzione creativa di Calder è estremamente ampia, ma nonostante ciò ciascuna delle sue opere d’arte è intrisa dell’energia della sua stessa vita. Utilizzando materiali come il vetro, la lamiera industriale, o il bronzo più prezioso, Calder si è concentrato sull’espressione della bellezza delle forme. Egli affermò che «anche se è fatto di alluminio e piuttosto piccolo, anche se non è solo un semplice modello dipinto, un oggetto deve essere accuratamente piacevole».

Orari

Martedì, mercoledì, giovedì: 10.00 – 20.00
Venerdì, sabato: 10.00 – 22.30
Domenica: 10.00 – 20.00.
Lunedì: chiuso
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura

Biglietteria e visite guidate Le sezioni della mostra

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Souvenirs et Impressions
100 capolavori dal Louvre e da altri musei internazionali

Verona, Palazzo della Gran Guardia, 27 novembre 2009 – 7 marzo 2010
Il Louvre e il Comune di Verona dedicano la prima iniziativa congiunta a Corot, uno dei maggiori artisti francesi nel secolo dell’Impressionismo, nella cui formazione hanno inciso profondamente i viaggi in Italia, considerato dai più come “l’ultimo dei classici e il primo dei moderni”. La mostra è la dimostrazione visiva di questa celebre affermazione, con un percorso espositivo di circa 100 dipinti, del maestro francese e degli artisti a cui si è ispirato o che ha influenzato, in un arco temporale di quattro secoli, da Poussin a Picasso.

La posizione di rilievo che Corot occupa nella pittura del XIX secolo è strettamente connessa con il suo ruolo di ponte tra tradizione e modernità. La sua particolare interpretazione del paesaggio trae ispirazione dal naturalismo europeo del Seicento. Nel percorso espositivo emerge progressivamente il suo stile sobrio e luminoso e si potrà comprendere come l’arte di Corot abbia profondamente influenzato non solo la prima generazione di impressionisti, ma a suo modo anche i fauves, i cubisti e l’arte astratta, in una qualità di rapporti e sfumature che saranno evidenziati dall’accostamento tra le sue creazioni e quelle di artisti come Monet, Cézanne, Mondrian, Braque e Picasso, concesse in prestito dal Louvre, da altri musei francesi come l’Orsay e il Marmottan e da prestigiosi musei internazionali. La mostra è curata da Vincent Pomarède, direttore del dipartimento di Pittura del Musée du Louvre e massimo esperto di Corot.

Informazioni

Orari
lun – dom 9.30 – 19.30

Info e prenotazioni – http://www.corotverona.it – tel. 199199111
visite guidate gruppi
+39 0243353522 – servizi@civita.it
visite guidate scuole
+39 045 8000804 – aster.segreteriadidattica@comune.verona.it

Biglietti
Intero 10,00 euro Ridotto* 8,00 euro Rid. speciale** 4,00 euro Gratuito***

* Ridotto per gruppi superiori alle 15 unità, minori di 18 e maggiori di 65 anni, possessori del biglietto di ingresso al Museo di Castelvecchio e a Palazzo Forti, titolari di apposite convenzioni.
** Ridotto speciale per gruppi di studenti delle scuole elementari, medie e superiori.
*** Gratuito per bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, disabili, accompagnatori di disabili, due insegnanti accompagnatori per classe.

Prenotazioni
Individuale 1,50 euro Scuole 10,00 euro

Audioguide
Noleggio 5,00 euro

Visite guidate su prenotazione
Gruppi 110,00 euro Scuole 70,00 euro
In lingua 130,00 euro Servizio di radioguide compreso.

Radioguide
Noleggio 30,00 euro Obbligatorie per i gruppi con guida propria.

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NOVE100

Arte, Fotografia, Architettura, Moda, Design
Parma, Palazzo del Governatore, Galleria San Ludovico, Scuderie della Pilotta  16 gennaio – 25 aprile 2010
Per la prima volta in mostra oltre 1000 opere dalla collezione dello CSAC di Parma. Più di 12 milioni di opere archiviate, il maggiore fondo sul Novecento esistente in Italia. E’ la “Collezione infinita” dello CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma), il centro di documentazione creato da Arturo Carlo Quintavalle e Gloria Bianchino, che in questi decenni si è accresciuto moltissimo grazie – ed è un fatto unico per dimensioni e qualità in Italia – alle donazioni degli artisti che scelgono questa istituzione per renderla depositaria delle testimonianze del loro ingegno.

Nel colossale archivio è possibile trovare tutto il ‘900 nelle diverse discipline di espressione umana: arte, fotografia, architettura, moda, design. Ecco alcuni nomi: Schifano, Burri, Boetti, Fabro, Ceroli, Guttuso, Fontana, Sironi nell’arte; Armani, Versace, Ferré, Krizia nella moda; Man Ray, Iodice, Ghirri, Giacomelli nella fotografia; Sottsass, Munari, Castiglioni, Mari per il design; Ponti, Nervi, Scarpa, Gardella per l’architettura.

Citare i nomi di tutti gli artisti, stilisti, fotografi, designer, architetti le cui opere compongono la collezione dello CSAC significherebbe stilare un elenco lungo moltissime pagine. Basti dire che nell’Archivio ci sono tutti o quasi i nomi che hanno fatto la storia dell’arte, della fotografia, del design e della moda del secolo appena finito e dell’oggi. In Italia, ma non solo.

Si tratta di una miniera immensa di saperi e di creatività, una raccolta in continuo divenire: è uno dei grandi tesori di Parma che per la prima volta in assoluto viene organicamente presentato al mondo, grazie alla preziosa collaborazione tra Comune di Parma e Università degli Studi di Parma.

ARTE
La sterminata raccolta di opere dello Csac rappresenta una fotografia panoramica di un secolo, il ‘900, nel quale l’arte ha conosciuto forse il punto estremo della propria libertà formale, sperimentando innumerevoli percorsi creativi, dai contenuti più disparati e dagli esiti spesso opposti.  La mostra è organizzata in modo da fornire allo spettatore una serie di istantanee che testimoniano questa straordinaria proliferazione, in modo oggettivo. Si potranno così attraversare stanze nelle quali si trovano giustapposti un dipinto monumentale di Mario Sironi ed un totem astratto di Piero Consagra, una delicatissima scultura figurativa del giovane Lucio Fontana ed un vorticoso ritmo geometrico di Carla Accardi, un grande olio di Renato Guttuso dai toni malinconici ed un provocatorio acrilico di Mario Schifano. Rivivere le avventure della nascente Pop-Art e rivedere i momenti più felici dell’Espressionismo astratto, ripercorrere le vicende del Naturalismo e riscoprire i maestri dell’Informale, dai primi anni del Chiarismo fino ai giorni recenti dell’Arte Povera e della Transavaguardia. Da Valerio Adami a Michelangelo Pistoletto, da Toti Scialoja ad Atanasio Soldati, da Afro a Fausto Melotti, da Alberto Burri a Mario Ceroli, da Enrico Baj a Luciano Fabro, da Franco Gentilini ad Alighiero Boetti.

FOTOGRAFIA
Fondata sulla base di alcuni grandi archivi (Studio Stefani, Publifoto, FSA), la collezione dello Csac abbraccia oltre cento anni di fotografia, dal dagherrotipo al digitale. La sua formidabile estensione temporale permette di constatare l’evoluzione di questa disciplina (e della sua percezione), che in origine non fu considerata, né praticata, come una forma d’arte. La mostra presenta all’incirca 600 immagini scelte per documentare diversi passaggi di questo lungo cammino. Cominciando dai dagherrotipi e dalle opere di Nadar, il percorso si snoda attraverso i primi anni del secolo con le foto dei fratelli Alinari, prosegue con i documenti dello Studio Stefani e dell’agenzia Publifoto, attraversa il periodo fra le due Guerre con gli esperimenti di Man Ray e Florence Henry, illustra il dopoguerra con Mario Giacomelli e giunge fino agli anni più recenti con i lavori di Luigi Ghirri e Mimmo Jodice. Centinaia di immagini per centinaia di soggetti, dal ritratto al paesaggio, dalla foto di costume alla foto d’arte, firmate da grandi personaggi come Barbieri, Basilico, Evans, Lange, Migliori, Shahn, White…

ARCHITETTURA E DESIGN
Tutti i nomi più significativi dell’architettura italiana del ‘900 appaiono in questa rassegna articolata e ricca di suggestioni. Dal cucchiaio alla città e dal primo decennio del secolo ad oggi, si potranno vedere opere firmate dai protagonisti  dei diversi dibattiti, non solo stilistici, ma anche e soprattutto sociologici, che hanno segnato la storia recente del nostro paese e marcato l’evoluzione dei nostri modi di vita. In mostra progetti, disegni, plastici ed oggetti di: Marcello Nizzoli, Ottavio Cabiati, Giuseppe De Finetti, Ignazio Gardella, Pier Luigi Nervi, Gio Ponti, Renzo Zavanella, Figini e Pollini, Bruno Munari, Alberto Rosselli, Alberto Samonà, Enzo Mari, Archizoom, Alessandro Mendini, Ettore Sottsass…

MODA
Nella raccolta dello Csac è conservato un numero enorme di disegni, documenti, riviste, fotografie, abiti ed accessori, tale da richiedere non una, ma decine di occasioni espositive, per potere essere presentate al pubblico. La sintetica, ma non esigua (circa 200 pezzi), selezione operata in questa mostra permetterà di  concentrare lo sguardo su un preciso momento della storia della moda: il passaggio dalla Couture al Prêt à porter. Protagonista indiscusso ne è Walter Albini. Attorno alle sue creazioni, si potranno vedere disegni, modelli ed accessori di Valentino, Armani, Archizoom, Sorelle Fontana, Ferré, Krizia, Versace…

APERTURA
Tutti i giorni tranne il lunedì (ad eccezione del lunedì di Pasqua).

ORARI
Dal martedì alla domenica: h 10 – 19 Sabato: h 10 – 24 (ultimo ingresso h 23)
Chiuso lunedì non festivo

BIGLIETTI
E’ possibile acquistare il biglietto direttamente online >> vai al sito dedicato
Biglietteria e Bookshop presso Palazzo del Governatore
Intero € 8     Ridotto € 5     Ridotto scuole € 3

Il biglietto ridotto si applica ai minori di 18 anni e ai maggiori di 65, studenti universitari con tesserino, gruppi di adulti oltre le 15 persone e convenzionati. L’ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni, portatori di handicap e un accompagnatore, 2 insegnanti per classe.

Il biglietto ridotto si applica anche ai titolari di Ikea Family Card, soci Coop.
Possessori IKEA FAMILY: (due genitori + bambini under 12) biglietto complessivo 8 €

VISITE GUIDATE
Massimo 25 persone Prenotazione obbligatoria. Diritto di prenotazione € 5
Scuole € 30    Gruppi € 60    Visita in lingua € 120

PRENOTAZIONE BIGLIETTI E VISITE GUIDATE
Obbligatoria per gruppi e scuole
Prenotazioni: tel. 199 199 111
Diritto di prenotazione 1 € a biglietto Per scuole 0,50 € a biglietto

depliant informativo della mostra    NOVE100 site

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CARAVAGGIO BACON

una proposta inedita, che affianca per la prima volta i due artisti
Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese 5,  Roma
La mostra vuole offrire un accostamento tra i dipinti di Caravaggio e quelli di Bacon, proponendo allo spettatore di aderire all’eccezionale esperienza estetica che ne consegue, piuttosto che seguire una consueta ricostruzione storico critica. Non vuole quindi teorizzare dipendenze di Bacon da Caravaggio, ma provocare le suggestioni visive, evocare corrispondenze spontanee risultanti da accostamenti formali. Bacon non ha nulla di Caravaggio e non si è ispirato a lui, ma se c’è un artista del nostro tempo che può essere equiparato a Caravaggio è proprio Bacon.

sede Galleria Borghese – Piazzale Scipione Borghese, 5 – Roma
periodo dal 2 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010
orario lunedi 13:00 – 19:00    dal martedi al sabato 9:00 – 21:00    domenica  9.00 – 19:00
biglietto per l’ingresso alla mostra ed alla Galleria Borghese: Interi € 13,50 – Ridotti € 10,25 – Tariffa speciale € 7,00
prenotazione Prenotazione obbligatoria: Tel. 06 32810 – Prenotazione internet: www.ticketeria.it
servizio didattico Tel. 06 8413979 – Fax 06 8840756 – serveducpoloroma@virgilio.it
contatti Galleria Borghese Tel. 06 8413979 – MondoMostre Tel. 06 6893806
info@carvaggio-bacon.it

immagini (bellissime)

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Caterina e Maria De’ Medici
Firenze celebra il mito di due Regine di Francia

Firenze, Palazzo Strozzi  24 ottobre 2008-8 febbraio 2009
La mostra parla del potere dell’ immagine e di come sia stata usata  dalle due Medici regine di Francia, Caterina e Maria (albero genealogico della famiglia de’ Medici), per legittimare il ruolo di reggenti dopo la morte dei rispettivi mariti e giustificare la pretesa di governare famiglie e fazioni lacerate dai conflitti Caterina resse le redini del potere lungo il regno di tre sovrani francesi, e Nicolas Houel – il creatore del testo su cui si basa il ciclo di  quindici arazzi monumentali – costruì l’apologia del suo diritto al comando attraverso la fusione delle vicende di due diverse Artemisie dell’antichità, entrambe regine in Caria (regione dell’Asia Minore, oggi parte della Turchia). La prima, alleata del re persiano Serse nella guerra contro la Grecia, partecipò alla battaglia di Salamina nel 480 a.C., la seconda, vedova del re Mausolo, regnò dal 352 al 350 a.C., e dopo la morte del marito fece erigere in sua memoria un grandioso monumento funebre, il Mausoleo appunto, annoverato fra le sette meraviglie del mondo antico. Con la riscrittura di questi due miti si fondevano dunque in un’unica immagine il lutto vedovile e la potenza della sovrana. Il ciclo, concepito dallo speziale e filantropo parigino Nicolas Houel per la prima regina medicea intorno al 1560, fu tuttavia realizzato solo da Enrico IV, che lo dedicò a Maria incentrandolo sul tema dell’educazione del principe ideale, suo figlio, il futuro Luigi XIII. Per un singolare intreccio della storia, Maria avrebbe di lì a poco condiviso il destino di Caterina, vedova e reggente. La tessitura degli arazzi fu affidata dal re nel 1607 alla manifattura del faubourg Saint-Marcel, da lui stesso fondata.

Gli arazzi, di misure diverse, alti ciascuno quasi cinque metri, sono rimasti separati fino al 2005, quando i sette pezzi di proprietà del Mobilier national di Parigi furono riuniti a otto già in Inghilterra, acquistati poi dall’Atelier Chevalier e acquisiti dallo Stato francese grazie alla generosità del gruppo bancario Natixis. Restaurati per celebrare le Manifatture Reali di Francia, queste magnifiche opere giungono per la prima volta a Firenze, la città natale delle due regine.

La tessitura degli arazzi è una tecnica molto antica, probabilmente già praticata nell’antico Egitto. Nel Medioevo gli arazzi rappresentarono una delle più importanti forme di espressione artistica e testimoniavano la ricchezza, il potere e lo status del loro proprietario. Rendevano inoltre le stanze più colorate e calde, grazie al loro potere di termoregolazione e di assorbimento dell’umidità, e potevano essere staccati, arrotolati e spostati facilmente da una dimora all’altra. Il loro successo è proseguito ininterrottamente fino al Settecento: seguendo il modificarsi del gusto e delle tendenze artistiche, gli arazzi hanno assecondato le composizioni e la scelta di materiali preziosi (come la seta o i filati metallici d’argento e d’oro), largamente presenti anche nel ciclo di Artemisia.

Oltre alla vera e propria “galleria” di arazzi, la mostra offre altre sezioni che permetteranno di entrare nel mondo delle due Medici regine di Francia, ma anche di approfondire l’affascinante e drammatica vicenda di Artemisia

Nella prima sezione dipinti e capolavori preziosissimi intendono mettere in luce le figure delle due regine, sottolineando la loro passione per il collezionismo attraverso una scelta di opere, contenuta nel numero, ma significativa per comprenderne gusti e inclinazioni

I ritratti delle due sovrane e le tele che raffigurano i loro matrimoni introdurranno il visitatore al tema preminente della mostra, quello delle “donne al potere”. Gli oggetti preziosi consentiranno poi di ammirare la raffinatezza delle loro collezioni, e curiosità quali un talismano astrale appartenuto a Caterina – accusata di essere cultrice di arti magiche – e alcune lettere, permetteranno di entrare nella loro sfera privata.

In una scenografica “galleria degli arazzi”, quasi una scatola nera che ne sottolinea i preziosi colori, sono esposti i quindici monumentali panni accompagnati da gessi, cui è affidato il compito di evocare i soggetti raffigurati.

La sezione finale, dedicata alla “Restituzione di Artemisia al mito” riconsegna la figura femminile alla dimensione del dolore privato. Straordinari dipinti di grande enfasi drammatica, consoni allo spirito teatrale dell’epoca, privilegiano il momento in cui la regina beve le ceneri del marito miste ad acqua (ma anche a vino o a lacrime a seconda delle fonti), offrendo il proprio corpo come urna, per divenirne il sepolcro vivente. La sezione completa dunque idealmente la storia di Artemisia, riportandola su quel piano letterario che l’ha resa universalmente nota. Ricche vesti e sontuosi arredi vanno a comporre un campionario di capolavori di oreficeria: per questo motivo nella sala vengono esposti oggetti preziosissimi, che hanno lo scopo di evocare e quasi di rendere tridimensionali i fantasiosi vasi dipinti.

La mostra dedicata alle due regine di Francia rappresenta un’opportunità per trasferire il mito di Artemisia nel XXI secolo. Se la riscrittura di questo mito, con la fusione della vicenda di due regine in un unico, potente simbolo del diritto al regno, è alla base della genesi degli arazzi esposti in mostra, in questa occasione assistiamo a una sua doppia riscrittura, da parte di due nomi celebri.

Il fumettista Giuseppe Palumbo trasferisce in una graphic novel il mito dell’EternArtemisia (Comma 22). Le tavole originali del fumetto saranno esposte – con ingresso libero – in un ambiente adiacente alla mostra Caterina e Maria de’ Medici: donne al potere. Verranno inoltre organizzati,  in collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics, workshop di fumetto con Giuseppe Palumbo.

Ulteriori eventi legati alla mostra includono concerti di musica “Alla Corte dei Medici” e letture di poesie di Ronsard e altri esponenti della Pléiade (nella traduzione dal francese). A gennaio, durante Pitti Uomo, si terranno serate dedicate alla moda alla corte medicea e un evento speciale sulla cucina italiana, introdotta da Caterina alla corte francese insieme all’uso della forchetta.

website info e prenotazioni

  • Visita virtuale
  • Sale I – II
  • Sale III – VI
  • Sala VI
    (player Quicktime installato)

    e qui invece donne in arte…video 2:52

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    MACEF

    Macef, il Salone Internazionale della Casa, si propone a gennaio presso il nuovo quartiere fieristico con un progetto espositivo di grande respiro. Esclusivi eventi per la community di tutto quanto fa casa e un’ampia gamma di merceologie per tutte le esigenze e le interpretazioni dell’abitare, in costante cambiamento ed innovazione: oggettistica, complemento d’arredo, regalo, decorazione e molto altro.

    dal 15 al 18 gennaio  Nuovo quartiere espositivo
    Fiera Milano
    Strada Statale del Sempione, 28 – 20017 Rho, Milano

    macef site

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